C:\Documents and Settings\Sonia\Documenti\My Dropbox\Solo Toscano\immagini

Estasi Culinarie - Muriel Barbery

Sono il più grande critico gastronomico del mondo. [...] Tra quarantott'ore morirò - o forse da sessantotto anni non faccio altro che morire, e mi degno di notarlo solo oggi. [...]
Morirò, ma questo non ha importanza. Morirò e non riesco a ricordare un sapore che mi frulla nel cuore. So che quel sapore è la verità prima e ultima di tutta la mia vita, e possiede la chiave di un cuore che da allora ho messo a tacere. So che è un sapore dell'infanzia o dell'adolescenza, una pietanza primordiale e sublime che precede qualsiasi vocazione critica, qualsiasi desiderio e pretesa di parlare del mio piacere di mangiare.
Un sapore dimenticato, annidato nel più profondo di me stesso e che, alle soglie della mia morte, si manifesta come l'ultima verità che in vita mia sia stata detta - o messa in pratica. Lo cerco, e non lo trovo.

La mia storia inizia a Capri

Avevo 14 anni quando durante le vacanze estive approdai sull’isola di Capri per lavorare in una cucina di albergo come lavapiatti.
Ero al settimo cielo: potevo fare le mie prime vacanze in un posto meraviglioso, un posto che non mi sarei mai potuto permettere, da cliente.
A quei tempi le vacanze della mia famiglia erano con l’automobile tutti i giorni anda e rianda Ponticelli-Mondragone o Ponticelli-Portici.
Naturalmente l’auto era caricata di ogni bene soprattutto alimentare: la mamma si svegliava alle 5 del mattino per preparare di tutto: parmigiana-pasta al forno-frittatine-polpette-salsicce con friarelli
poi vino-acqua-thermos del caffè, un vero pranzo di natale con 35° gradi all’ombra, e naturalmente non potevano mancare ombrellone-tenda-tavolino-sedie-lettino gonfiabile-salvagenti (che in realtà erano gomme d’aria di auto, ma comunque…).
Insomma, queste erano le vacanze a cui ero abituato quando arrivai a Capri.
Ero piuttosto mingherlino ed alcune pentole erano più grandi di me, il lavoro era veramente duro: tripli turni tutti i giorni colazione pranzo cena, facchinaggio ai bagagli e qualche volta, se ci rientrava, anche il giardinaggio ma io ero comunque entusiasta: ero a Capri, potevo andare per un paio d’ore al giorno in spiaggia e passeggiare la sera dopo il servizio serale per la piazzetta sino ai faraglioni.
Per me era tutto stupendo: vedere tanto lusso, tanta bellezza; era la scoperta di un nuovo mondo che non conoscevo e di cui volevo far parte.

A Cimma, Fabrizio De Andrè

Sempre intorno al cibo, oggi vi proponiamo una ricetta in musica, del grande poeta Fabrizio De Andrè

Primo giorno di lavoro

La mia esperienza nel mondo della ristorazione è iniziata con una chiamata dalla sala telefoni della scuola alberghiera (I.P.S.A.R. Giuseppina Colombatto di Torino).
Sì, avete capito bene, sala telefoni: gli studenti non avevano il cellulare all'epoca, in una sala al pianterreno avevamo i telefoni a gettone e moneta (e sì, c'erano ancora le lire).
Io e la mia amica Monica decidemmo di iniziare a lavorare, noi eravamo nel settore segreteria e i nostri amici che frequentavano sala-bar ci raccontavano le loro avventure come extra in ristoranti ed alberghi. Volevamo provarci anche noi.
Con le pagine gialle alla mano (..e uffa, sì, pagine gialle... non c'era neanche internet, va bene????) cominciammo le nostre millemila telefonate durante l'intervallo. Fino a che giunse una risposta positiva: potevamo andare a provare all'Antica Zecca, Jet Hotel, un quattro stelle a Caselle, areoporto di Torino.
Ci chiesero della nostra esperienza.... nulla, l'unica cosa che avevamo fatto erano i servizi del sabato alla mensa della scuola (si simulava il lavoro in ristorante, a noi di segreteria facevano servire l'acqua al tavolo. L'acqua, attenzione, non il vino, che per quello ci volevano già maggiori competenze).
Ma avevano bisogno per un grosso evento della San Paolo, per cui ci fissarono un servizio.
Andai a comprare la camicetta bianca, la gonna nera, le scarpe nere.
Ecco, le scarpe. E' la prima cosa che impari, a tue spese, lavorando in sala. Le scarpe.
L'errore con cui tutti i camerieri alle prime armi fanno i conti.
Di solito che fai? Vai in negozio, provi le scarpe, le scegli belle comode, e le tieni lì pronte per il primo servizio.
ERRORISSIMO. Mai andare a lavorare con le scarpe nuove, ma neanche se ti son sembrate pantofole quando le hai provate. Mai. Quando ti ritrovi a metterci i piedi per dieci ore consecutive diventano strumenti di tortura, il male parte dai piedi e via via si espande: caviglie, gambe, schiena. Impari ad indossarle un po' prima di battezzarle al lavoro. Una lezione che non ti scordi.
Tanto più se il tuo primo servizio si svolge in un ex convento con pianta a U e la sala dove ti mettono a lavorare è nell'ala opposta a quella dove ci sono le cucine, e ci sono 500 persone da servire, e tu non sai fare nulla e puoi solo correre. Non per nulla gli ultimi dei camerieri sono chiamati "runner", buoni solo a correre avanti e indietro.
Il maitre che ci accoglie, il signor Vai, è un uomo molto elegante, portamento distinto, maniere cortesi, proprio quello che ti aspetteresti da un perfetto maitre d'hotel. Siamo un po' in soggezione, ma lui è talmente gentile che ci mette a nostro agio, ci dice di non preoccuparci, che impareremo: dobbiamo solo tenere occhi e orecchie aperti, seguire sempre il caposervizio, e copiare quello che fanno gli altri.
Cominciamo a credere che non sarà difficile, e lui ci affida al nostro caposervizio per quel giorno: il sommelier Antonio, detto Totò, il Gordon Ramsay del servizio in sala.
Ci presentiamo carine e sorridenti e lui ci stronca subito, con un'occhiata cattiva. Non abbiamo aperto bocca ma lui lo ha già capito che è la prima volta che entriamo in un ristorante. Quando scopre che non seguiamo neanche il corso di sala bar all'alberghiero diventa ancora più maldisposto nei nostri confronti:
- Almeno i piatti li sapete portare?
- Sì, uno in una mano e uno nell'altra.
Alza gli occhi al cielo, sta iniziando ad odiarci, ma ci dà la prima importante lezione sul servizio in sala, che non ho mai più scordato.
- Bene. Se non sapete usare le braccia, allora dovrete usare le gambe, e farlo meglio dei vostri colleghi. Dovete correre più veloce di tutti gli altri: nel tempo in cui loro fanno un giro voi dovete farne due.

Insomma, se ti manca l'esperienza usa la forza di volontà, se gli altri son più capaci tu puoi essere più veloce. Così cominciai a capire il significato del lavoro.

Cooking show Gennaro Napolitano a Boccaccesca

Punto primo: Certaldo alta è una rossa meraviglia di cui ci siamo innamorati, se ancora non lo avete fatto andatela a visitare, merita davvero!!!
Detto questo, Boccaccesca è una bella manifestazione, diretta dalla infaticabile Claudia Palmieri, dove potete trovare piccoli produttori e artigiani. Noi abbiamo potuto assaggiare ottimi pecorini, sia toscani che sardi, salami (eccezionale il salame alla cipolla di Certaldo), vini, cipolla di Certaldo del consorzio, cioccolato... 
Con tali premesse, pare inutile dire la nostra soddisfazione nel poter svolgere in questo ambiente suggestivo il nostro cooking show.
Lo chef Gennaro Napolitano ha scelto le materie prime tra i banchi dei produttori, per poi procedere alla preparazione di quattro finger food nella piazza SS. Jacopo e Filippo.

Il tema era l'happy hour, l'ora dell'aperitivo. Abbiamo preparato del pecorino sardo semistagionato in crosta d'erbe, una mousse di salame di cipolla di Certaldo con pane carasau (sempre dai nostri amici sardi), poi una crema di formaggi con cipollina di Certaldo sott'olio e infine la battuta di carne chianina (buonissima!, grazie a Sara Conforti e ai suoi consigli).

La serata è terminata con un apericena per 100 persone nel magnifico Palazzo Pretorio, dove abbiamo proposto agli ospiti i finger food illustrati durante il cooking show.




Boccaccesca a Certaldo

Sabato 8 saremo a Certaldo, alle 18,00: vi aspettiamo!!!
BOCCACCESCA 2011
ore 18.00 - Piazza SS. Jacopo e Filippo Uno chef itinerante L'aperitivo ha cambiato il suo originario ruolo di bevanda preparativa per il pranzo quando dall'America è arrivato l'happy hour che ha visto anche il cibo protagonista. Lo chef Gennaro Napolitano farà "spesa" a Boccaccesca e preparerà un piatto adatto per l'aperitivo diventato ormai un rito della vita quotidiana